Un’altra lunga settimana di lavoro. Da dedicare, ahimè, interamente al Fisco. E sì, quest’anno dovremo faticare sette giorni in più rispetto al 2011 per pagare tasse e contributi. Colpa delle manovre — estive ed invernali, non fa molta differenza — richieste dall’Unione Europea per cercare di tamponare il nostro deficit. E, soprattutto, la crisi dei debiti sovrani.
Secondo i calcoli del Corriere Economia, per effetto delle manovre di Monti, un impiegato con moglie e figlio a carico e un reddito di 47.216 euro lordi dovrà lavorare fino al 19 giugno per pagare le tasse e i contributi. Solo dal 20 giugno lavorerà per sé e per la sua famiglia, sarà il Tax Freedom day, giorno della liberazione fiscale. Va anche male anche all'operaio con un reddito di 23mila euro che potrà festeggiare il giorno della liberazione il 14 maggio mentre l'anno scorso poteva farlo tre giorni prima, l'11 maggio.
Ma che cosa ha fatto spostare in avanti di così tanto il Tax Freedom Day? Soprattutto l’Imu che vale da sola tre giorni di lavoro. Poi l’aumento dell’Iva, che nel 2012 dovrebbe rincarare ancora al 23%. Forte aumento anche per le accise sui carburanti. E poi, come ogni anno, si fanno sentire i morsi dell’accoppiata tasse-inflazione: salgono i redditi, ma l’Irpef con le sue aliquote progressive sale più velocemente. Un mostro che divora il reddito. E che nessuno prova a combattere. Pensando piuttosto a circondarlo di altri mostriciattoli.

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