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domenica 8 gennaio 2012

ELOGIO DELLA BICICLETTA

Viaggiare in bicicletta può effettivamente apparire un controsenso, un gesto anacronistico, che appartiene a un'epoca passata, romantica ma povera.
Oggi ci sono mezzi di trasporto più veloci, più sicuri, più pratici, più comodi, più affascinanti, più alla moda.
E allora perchè la bicicletta?
E' una questione di tempo di filosofia della vita, di approccio con il mondo, di rapporto con se stessi e la natura.
Muoversi in bicicletta infatti ti proietta in una terza dimensione dove le principali coordinate del viaggio, tempo e velocità, perdono valore e vengono piegate e costrette attorno alla figura del soggetto, che diventa attore principale dello spazio intorno a sé. E la realtà, improvvisamente trasfigura, assume connotati diversi: si possono cogliere aspetti e piaceri che in un transito veloce e superficiale sfuggono per forza di cose.
Il valore aggiunto della bici è la sua velocità, o meglio la sua lentezza . Muoversi lentamente in un epoca frenetica come la nostra è una scelta di vita, mentre fino a un decennio fa costituiva una forzata necessità. Adesso chi decide di procedere ad andature ridotte lo fa per apprezzare  i gusti della vita, per capire gli odori del mondo. Il ciclista (come il camminatore) non mette in funzione solo la vista, bensì tutti e cinque i sensi, che vengono continuamente sollecitati da innumerevoli stimoli, cosa che non avviene a bordo di automezzi.
In bicicletta la percezione della realtà cambia straordinariamente, e tutto ciò che in auto appare banale sui pedali acquista fondamento.
Ciclisti e camminatori si affidano entrambi all'innoquo e silenzioso motore delle proprie forze, si abbandonano al ritmo scandito da loro stessi e grazie a questo ritmo vengono a contatto con un mondo rinnovato, diverso, in cui la frenesia non ha accesso e la lentezza diventa una lente di ingrandimento mper osservare fuori e scoprire dentro.
Questo processo è fondamentale. Per il ciclista viaggiare è un modo per conoscere e conoscersi, la bicicletta è uno strumento per muoversi nel mondo reale ma contemporaneamente anche nella propria cartografia intima, nella geografia dei propri sentimenti.





Tratto da "Salam-shalom. Da Venezia a Gerusalemme in bicicletta" di Alberto Fiorin

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